Anche nella nostra diocesi il messaggio della 50a Settimana sociale dei cattolici italiani su democrazia e partecipazione, tenutasi lo scorso luglio a Trieste, non è stato messo da parte. Nel Libro sinodale e nel Quaderno ad anelli ci sono precisi richiami alla dimensione sociale dell’evangelizzazione. Richiami che la Pastorale sociale, il Fondo diocesano di solidarietà, la Cdal (Consulta diocesana delle aggregazioni laicali) e la Caritas stanno traducendo in progetti da condividere, in via sperimentale, con alcuni Vicariati. Sul Settimanale alcuni approfondimenti a cura del giornalista Christian Cabello che ha partecipato alla Settimana sociale tiene accesa l’attenzione sull’impegno sociale e politico.
In questo contesto si inserisce l’intervista con Samuel Lucchini, sindaco di Gemonio, che parteciperà al primo appuntamento della rete degli amministratori di ispirazione cristiana, un frutto della Settimana sociale, e che si terrà a Roma nei giorni 14 e 15 febbraio.
Cosa significa oggi essere amministratori di ispirazione cristiana?
«Significa cercare d’incarnare sempre di più l’affermazione di Papa san Paolo VI che indicava la politica quale più alta forma di carità. Questa carità che è prima di tutto ascolto. Per amministrare bisogna prima di tutto ascoltare, poi agire cercando di risolvere la problematica che la gente ti pone».
Perché oggi l’impegno o, meglio, il servizio, nelle istituzioni locali non è molto sentito dalla comunità cristiana? Come fare per superare le cause che sono alla radice dell’astensionismo?
«Secondo me parte tutto da una crisi generale del sistema politico o, meglio, partitico. I partiti sono in crisi ed è sotto gli occhi di tutti. Questa crisi, in parte, coinvolge anche le comunità cristiane, dove la maggior parte delle persone che frequentano i riti liturgici, non hanno più la voglia o lo stimolo di un ulteriore impegno, sempre più gravoso e complicato. L’indifferenza la si può superare cercando di spiegare alle giovani generazioni che frequentano ancora gli oratori: perché è importante occuparsi del proprio Comune dove abito, studio, mi diverto con agli amici…. far capire anche che certe realtà di aggregazione, certi servizi funzionano solo per l’interessamento del Comune. La totale indifferenza uccide prima di tutto il sistema amministrativo locale. Forse a volte si è diffidenti per luoghi comuni, per sentito dire…si pensa che esercitare il ruolo di pubblico amministratore vada incontro a qualsiasi denigrazione, quindi pensandoci bene, una persona dice “chi me lo fa fare”».
I giovani sono più attratti da diverse forme di volontariato che dall’ dall’impegno politico inteso come servizio al bene comune…
«Vero. Ma come dicevo prima, i partiti sono in crisi. Chi spiega a questi giovani cos’è bene comune? Chi spiega a questi giovani cos’è e perché l’interesse alla politica locale o a quella nazionale? La scuola, con una sola ora di educazione civica? Bisogna che qualcuno ne parli in modo credibile. Io da ragazzo ne parlavo in parrocchia, al gruppo giovani ed il periodo era la seconda metà degli anni ’90. Forse ricominciare a parlarne oggi potrebbe essere il primo passo».
La Settimana sociale dei cattolici italiani a Trieste ha inviato anche alla nostra diocesi l’appello a motivare e stimolare la partecipazione per mantenere viva la democrazia. Il Sinodo diocesano, il Libro sinodale e il Quaderno ad anelli contengono diversi spunti al riguardo. Pensa che anche in questo ambito sia necessaria una “conversione” della comunità cristiana?
«Il libro sinodale nei primi capitoli fa la fotografia esatta del nostro tempo, ma stimola la comunità diocesana a occuparsi di alcune realtà fragili, quali ad esempio i poveri, invita le comunità parrocchiali ad occuparsi di Caritas cioè di carità…e torno alla mia prima risposta dove ho citato S. Paolo VI, che invitava a occuparsi di democrazia come una forma di carità verso tutti. L’augurio è che da questa esperienza nazionale – di cui si riferirà su un prossimo numero del Settimanale – possano venire uno stimolo e un sostegno a percorsi analoghi nelle comunità vicariali».
(P.B.)
Seconda intervista a Lucchini dopo il convegno
Samuel Lucchini, sindaco di Gemonio ha partecipato al primo convegno nazionale degli amministratori di ispirazione cristiana, una delle iniziative della 50° Settimana sociale dei cattolici italiani che si è tenuta a Triste la scorsa estate. Gli abbiamo posto alcune domande.
Qual è il messaggio o il momento più significativo che ha raccolto al convegno nazionale degli amministratori di ispirazione cristiana?
«Un messaggio particolare non c’è. Ho visto l’importanza di un incontro di 300 persone, che sono impegnati nell’amministrazione pubblica di vari enti presenti sul territorio nazionale che cercano di assolvere il loro mandato secondo la dottrina sociale della Chiesa. Nei vari gruppi di dibattito sono emersi alcuni temi prioritari che incentreranno le prossime discussioni che sono: le solitudini dei giovani, le azioni per un welfare inclusivo, la cittadinanza attiva e i patti di collaborazione, lo spopolamento dei piccoli centri, lo sviluppo dei servizi sanitari».
Pensi che la nostra comunità cristiana, impegnata nelle buone pratiche della carità, dell’accoglienza e dell’accompagnamento dei più vulnerabili, possa trarre stimoli da questa esperienza per avviare percorsi di formazione all’impegno sociale e politico?
«Secondo me chi attua le buone pratiche citate nella domanda, svolge già un impegno sociale e soprattutto a favore dei più deboli della polis. Dovrebbero essere questi volontari a presentare in un percorso di formazione alla politica, la loro testimonianza reale. Perché forse non si accorgono di quanto bene fanno».
In diocesi si stanno progettando gruppi che in forma laboratoriale si formino e si attivino in alcuni Vicariati per conoscere la dottrina sociale della Chiesa e per dare concretezza a quella che papa Francesco chiama “La dimensione sociale dell’evangelizzazione”: alla luce dell’esperienza di sindaco quali suggerimenti ti senti di offrire?
«La dottrina sociale della Chiesa va fatta conoscere, spiegata e discussa. Penso che ormai la si conosca davvero poco, soprattutto nelle nuove generazioni, dove per nuove generazioni, intendo anche i quarantenni. Quindi la proposta è ottima. Suggerisco due testi di riflessione il primo testo è una nota dottrinale del 2002 sull’Impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica” a firma del cardinal Joseph Ratzinger. Secondo testo, la Laudato si’ di papa Francesco».
Sempre in riferimento alla tua esperienza di sindaco e all’esperienza del convegno nazionale quali potrebbero essere le modalità per interessare i giovani ai problemi sociali del territorio in cui vivono e renderli protagonisti di una politica nuova?
«Penso che il progetto laboratoriale che la diocesi propone, visto che viene sviluppato nei vari vicariati, potrebbe essere un primo passo. Bisogna cercare di strutturarlo, con una parte di mera formazione sui testi ma anche sulla testimonianza di buone pratiche che vengono svolte nelle realtà locali. Dobbiamo dare nelle mani dei giovani gli strumenti; poi decideranno in autonomia il loro impegno sociale e politico».
Nella nostra diocesi la Pastorale sociale, la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, la Caritas e il Fondo diocesano di solidarietà hanno allo studio percorsi di formazione alla dimensione sociale dell’evangelizzazione e stanno coinvolgendo un gruppo Vicariati per avviare una prima sperimentazione. I riferimenti sono la Evangelii gaudium, il Libro sinodale, il Quaderno ad anelli. Il percorso in forma laboratoriale verrà presentato prima dell’estate a laici e laiche – anche non facenti parte di organismi ecclesiali – sensibili alla questione sociale e disponibili alla formazione e alla promozione di iniziative concrete.
(P.B.)