Raccontare la partecipazione e la democrazia. Dopo Trieste/4

La politica a servizio di tutti e l’impegno nella comunità. Due interviste a Federico Gramatica, sindaco e membro del Laboratorio Bene Comune

Una prospettiva dinamica, nella fraternità. Intervista a un giovane amministratore locale

Nel corso della Settimana Sociale di Trieste, un evento di grande rilevanza per le comunità cristiane che ha tracciato una strada indelebile da percorrere per ognuno di noi, il ruolo dei giovani amministratori pubblici, è emerso come un tema centrale per il futuro del nostro Paese. In un periodo di significativi cambiamenti sociali ed economici, la presenza di nuove generazioni nella governance locale diventa sempre più cruciale. Questi ultimi portano con sé non solo entusiasmo e innovazione, ma anche una prospettiva fresca e dinamica per affrontare le sfide contemporanee nel solco della fraternità. In riguardo a questo argomento e al significato di essere giovani amministratori, abbiamo intervistato il dott. Federico Gramatica, Sindaco di Oliveto Lario.

Dottor Gramatica, cosa significa oggi essere un giovane Sindaco?

“Essere un giovane Sindaco significa avere molto entusiasmo verso il compito che c’è stato affidato dalla cittadinanza, il quale deve essere svolto con dedizione e impegno, mettendosi in gioco senza riserve e dando sempre il meglio. Questo ruolo significa anche avere l’opportunità di conoscere molte persone, avendo così l’opportunità di migliorarsi giorno per giorno, i nostri limiti e sforzandoci per superarli. Tutto ciò è molto bello”.

In che modo, secondo lei, bisognerebbe coinvolgere i giovani nella vita politica?

“Il coinvolgimento dei giovani nella vita politica è molto importante. Bisogna saperli ascoltare e, soprattutto, farli mettere in gioco in prima persona, partendo ad esempio dal mondo del volontariato e spronandoli ad impegnarsi sempre di più per incrementare il bene comune e proseguire questo impegno civile nell’Amministrazione. Questo, a mio parere, è il giusto paradigma”.

Quali strategie dovrebbero essere adottate per promuovere ulteriormente la partecipazione dei giovani alla quotidianità delle loro comunità? Che messaggio vorrebbe lanciare in tal senso?

“Le possibili strategie volte a promuovere ulteriormente la partecipazione dei giovani alla quotidianità delle loro comunità sono molte. Penso all’Anci e ai diversi laboratori presenti dove, attualmente, ci sono già molte opportunità. Noi dobbiamo cercare di fare rete e comunicarlo nel migliore dei modi, soprattutto al mondo del Terzo Settore, del volontariato e della scuola che, a mio parere, hanno un collegamento più diretto con i giovani. Vorrei consigliare loro di non avere paura e provare questa esperienza. Le giovani generazioni hanno molte capacità e, nell’ambito amministrativo, ci sono molte opportunità per acquisire competenze nuove. Chi, prima di loro, si è messo in gioco in tale settore li può supportare, sia dal punto di vista personale che professionale per crescere”.

Tutela del bene comune. La politica a servizio di tutti e l’impegno nella comunità

Papa Francesco, nel corso del suo Pontificato, ha sottolineato molte volte l’importanza della tutela del bene comune nella società contemporanea, esortando i leader politici e civili a lavorare per il benessere di tutti, soprattutto dei più vulnerabili. Il Santo Padre, con grande lungimiranza, sostiene che la politica deve essere un servizio alla comunità, mirato alla costruzione di una società più giusta e inclusiva. Il bene comune, secondo il Pontefice, richiede la partecipazione attiva di tutti i cittadini e un impegno concreto nel promuovere la dignità umana, la solidarietà e la giustizia sociale, valori fondamentali per la convivenza pacifica e armoniosa. Su questi temi, abbiamo intervistato il dott. Federico Gramatica, rappresentante della Comunità Beato Teresio Olivelli di Bellagio e Vassena nel relativo Vicariato, membro del Laboratorio Bene Comune (Lbc) nonché volontario in diverse associazioni e, dal maggio 2023 sindaco di Oliveto Lario.

Dottor Gramatica, com’è nato e che obiettivi ha il laboratorio “Bene Comune”?

“L’idea del laboratorio ‘Bene Comune’ è nato in un viaggio di ritorno da Vigevano, dopo la partecipazione ad una Messa in onore del Beato Teresio Olivelli. Paolo Bustaffa, don Simone Tiraboschi, io e il sindaco di Bellagio, Angelo Barindelli, parlando tra di noi e analizzando la personalità di Olivelli, abbiamo sottolineato che, con le sue gesta e dando la vita per gli atri, ha fatto suo l’impegno per il bene comune. Abbiamo quindi pensato di far conoscere meglio questa figura sotto il profilo politico, attraverso la creazione di uno specifico laboratorio ‘Bene Comune’, a lui intitolato. Da lì, ci siamo messi in gioco con la Diocesi di Como che, attraverso la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, ci ha dato un grande supporto per lo sviluppo, con l’obiettivo di attirare i giovani all’impegno politico. Attualmente, il nostro referente Bustaffa, sta svolgendo una lodevole opera con i giovani delle scuole, facendo conoscere loro la Costituzione e il respiro europeo proprio delle persone che si approcciano al bene comune. Gradualmente, stiamo cercando di portare avanti questi percorsi con dei laboratori specifici, che vede il coinvolgimento di un relatore e in cui, i più giovani, sono i protagonisti mediante lo sviluppo di temi sulla base di ciò che hanno ascoltato. Ciò sta funzionando e, sia il mio vicesindaco che io, arriviamo dal laboratorio ‘Bene Comune’ e, come molti altri, ci siamo messi in campo”.

In che modo, l’impegno per il bene comune, si può affiancare al volontariato?

“Volontariato e impegno per il bene comune, a mio parere, viaggiano parallelamente e, quando si affiancano, generano la consapevolezza dell’importanza della prevenzione di alcuni fenomeni sociali attraverso l’impegno politico. Si può decidere di non occuparsi di politica ma, in qualsiasi caso, quest’ultima si occupa dei cittadini. Basti pensare al trasporto pubblico, alle mense e ai servizi più disparati. Questo concetto è centrale e può aiutare i giovani a percepire l’importanza di diventare protagonisti nella risoluzione dei problemi e, ove possibile, prevenirli”.

Guardando al futuro, in che modo è possibile incentivare il dialogo all’interno delle comunità sulle tematiche correlate al bene comune?

“Su questo versante credo che, il ruolo delle parrocchie e delle associazioni, sia fondamentale. La condivisione dei valori e la comunicazione delle diverse iniziative in tal senso rivestono una grande importanza e devono essere incentivate in misura sempre maggiore nell’ottica della fraternità.”

a cura di Christian Cabello

“Raccontare la partecipazione e la democrazia” è realizzato grazie alla collaborazione tra il Servizio alla pastorale sociale, del lavoro e della custodia del creato, la Consulta diocesana delle aggregazioni laicali (CDAL) e Caritas.